Sylvio Giardina, in equilibrio tra arte e moda

Silvyo Giardina è uno stilista italiano nato a Parigi. L'ultima collezione autiunno inverno 2011 2012 è una dichiarazione del suo stile. Androginia, tagli netti e un aplomb sofisticato caratterizzano il suo leitmotiv.

Sylvio Giardina è uno stilista, un creativo nato a Parigi nel 1967 e cresciuto in Italia dove darà voce alle sue passioni. Tutta la sua vita è pervasa da un costante dualismo ad oggi traducibile in “leitmotiv”: dalla città d’orgine a quella dove cresce, passando per l’esperienza lavorativa in bilico tra arte e moda, arrivando alle collezioni, attraversate da androginia e continue contaminazioni tra alta moda e Prêt-à-porter. La collezine Fall/Winter 2011-2012 rivela il suo immaginario, rivendicando la silhouette femminile attraverso forme e volumi asimmetrici, che tagliano la figura, rimaneggiano le proporzioni tradizionali e tracciano una nuova identità femminile. Le linee sartoriali degli abiti puliti e sofisticati vengono interrotte dalle cinture, vere protagoniste di tutta la collezione. Spaziali oserei dire, futuribili, in plexiglas, diventano elementi che escono fuori dal corpo e dall’abito come avveneristiche  sculture. Sylvio Giardina si racconta così…

 

Raccontaci del tuo percorso professionale prima di dedicarti alla moda. Questa passione è nata per caso o per un’attitudine naturale che hai maturato col tempo?

Credo di non essere in grado di stabilire un momento, o una data, in cui ho deciso di fare moda. La mia è una predisposizione naturale, innata, da sempre mi sono appassionato al disegno, alle arti visive. Mi ricordo che bastava che osservassi un’immagine per sentire il bisogno di trasformarla in una nuova e rielaborata figura. Con gli studi all’Istituto d’Arte e all’Accademia di Costume e Moda, la mia creatività ha finalmente trovato una strada spontanea e naturale da percorrere.

 

La grande passione per l’arte in che modo influenza il tuo lavoro?

Non direi che mi influenza, piuttosto che ne è parte. L’arte e la moda non le considero due entità separate, ma complementari e indispensabili l’una all’altra: esse si contaminano continuamente senza che io possa distinguere tra loro un confine. La moda, l’arte, tutto insomma si incontra in un unicum, suggestionando costantemente il mio lavoro.

 

Quali sono le tue ispirazioni?

Credo che il mondo, la società – senza banalizzare – siano senza dubbio la mia principale fonte d’ispirazione. La musica, l’architettura, il cinema, la danza il teatro, tutto, tutto può suggerire in me un’immagine da rielaborare e trasformare.

 

Il tuo lavoro si concentra sulla contaminazione tra universo femminile e universo maschile; come gestisci l’androginia negli abiti?

C’è sempre stata questa duplicità nelle mie creazioni. Prima era accennata e talvolta visibile in un taglio o nella linea di un pantalone, dopo anni di ricerca l’ho tradotta nella sua interezza lasciando che i canoni si stravolgessero e dessero vita ad una nuova idea di estetica che, come la mia ultima collezione, si esterna principalmente in una nuova concezione della silhouette femminile sia nelle linee che nelle forme.

 

Cerchi di concentrare l’eros maschile più nelle forme e nei tagli netti piuttosto che negli accessori?

Non c’è una regola. Però sicuramente le mie ultime ricerche mi hanno condotto verso un’esternazione della componente maschile nelle forme.

 

Hai origini francesi. Involontariamente Parigi conferisce al tuo lavoro il sapore di “alta moda”? Quanto questa è tangibile nelle collezioni?

Parigi per me è sinonimo di casa, come potrei non portarla con me? E così è anche l’Haute Couture, non abbandona mai il mio lavoro, la sua presenza mi consente di rielaborare quella che è la mia cultura sviluppatasi nella tradizione dell’alta sartoria italiana e francese insieme allo studio di profili e strutture sempre attuali e contemporanee.

 

La collezione autunno/inverno 2011-2012 è tutta giocata sull’equilibrio tra due opposti, in special modo tra l’alta sartoria e suggestioni contemporanee. In che modo concili due mondi così apparentemente lontani?

Come dicevo prima i due mondi non si escludano, ma l’uno dipende inequivocabilmente dall’altro. Alta Moda non significa desueto e vecchio, bensì contemporaneo e avanguardistico. Fare Alta Moda significa sperimentare non solo nella progettazione ma anche nella composizione dell’abito, è un lavoro che richiede un continuo studio delle nuove tecniche di lavorazione per dare vita a quel virtuosismo delle forme che rende l’Haute Couture la più grande scuola  per uno stilista.

 

Cosa ne pensi del panorama fashion italiano e internazionale?

Che ha subito una generale battuta d’arresto, a causa soprattutto della crisi che sembra abbia paralizzato non solo il mercato ma anche la creatività. Tuttavia c’è una ripresa da un fitto sottobosco di creativi che sta dando nuovo slancio e vigore al settore. Sia dal punto di vista della ricerca dello stile, che nel modo di fare comunicazione.

 

Credi che in Italia si stia cercando di dare spazio ad artisti, designer o creativi in generale nel modo giusto?

C’è un tentativo reale, anche da parte di alcune istituzioni, di dare spazio ai giovani, ma il segnale è ancora debole, c’è bisogno di una volontà più forte.

 

Quali sono I tuoi progetti per il futuro?

Nuova collezione a parte, viaggiare. Ho bisogno di cercare nuovi stimoli, quando viaggio lascio che si rinnovi una parte di me attingendo ispirazione e slancio nell’entrare in contatto con nuove realtà.